lunedì 11 gennaio 2010

Il torto è il diritto del non si può



Titolo: Il torto è il diritto del non si può
Autore: Daniello Bartoli
Editore : Nord
Anno di Pubblicazione: 2009
Dettagli: p.560


Pubblicato in prima edizione nel 1655, ma ristampato più volte, quando era ancora in vita il suo autore, e quindi riproposto in svariate edizioni tra Sette e Ottocento, Il torto e 'l diritto del non si può è stato un testo che ha profondamente segnato la storia della lingua italiana. Amato ed elogiato da molti, tra contemporanei e posteri, il libro di Bartoli rappresenta una modalità inedita di discussione dei problemi linguistici nel medio Seicento, in quanto si sottrae all’opposizione frontale e manichea tra oppugnatori e sostenitori della Crusca.Facendo appello a quelle stesse autorità (gli autori dd Trecento) cui si richiamavano i fiorentinisti, Bartoli discute la norma cruscante (e non solo quella) non già per demolirla, ma per relativizzarla, lasciando al buon gusto di chi scrive un margine di scelta che sembrava negato dal rigore dei «pedanti», dallo «schiamazzar de’ grammatici» e da quanti brandivano e menavano il «non si può... alla cieca come la mazza di Polifemo». In una prosa che può essere sapida nonostante il carattere tecnico della materia (e che fu apprezzata da Leopardi), sono allineati duecentosettanta capitoli di lunghezza variabile, senza un apparente progetto d’insieme: come è proprio di un libro pensato come divagazione se non come divertimento, che coniuga una competenza ben fondata nello spoglio di prima mano di una grande massa di testi antichi, con l’eleganza, l’ironia ed il garbo di chi sostiene che «quanto altri più sa della lingua ben appresa nelle sue radici, tanto va più ritenuto in condannare».La presente edizione ripropone dunque un testo indubbiamente fondamentale per lo sviluppo e la formazione della nostra lingua letteraria. E lo fa con un ampio corredo di note, documentate ed esaurienti, capaci di restituire il giusto rilievo a un autore e a un testo che sono stati talvolta, con troppa facilità, ritenuti "secondari"; e che riacquistano invece, grazie a questo lavoro, tutta la loro forza e la loro originalità.

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