sabato 15 maggio 2010

L´anello fatato

L´anello fatato

C’era una volta un giovane di nome Ebrahim che viveva con la sua vecchia madre in una piccola città. Non possedeva altro che cento toman e un gatto.
Un giorno andò a passeggiare nel bazar della città e notò una cassapanca. Ebrahim provò il desiderio di comprarla e così diede tutto il denaro che aveva e se la portò a casa. La madre, vedendo che aveva speso tutto ciò che aveva per una cassapanca si arrabbiò moltissimo.Ebrahim cercò di aprire la cassapanca che era chiusa a chiave e quando l´aprì ne uscì un grosso serpente. Ma non era un serpente vero, era una fanciulla coperta con la pelle di un serpente. Ella raccontò di essere sfuggita a dei rapitori e di essersi così nascosta lì dentro. Inoltre chiese ad Ebrahim di riportarla da suo padre che gli avrebbe dato una grossa ricompensa. Il ragazzo accettò e strada facendo la ragazza gli disse di chiedere al padre come ricompensa il piedistallo del suo narghilè. Quell´oggetto, gettandolo al suolo, gli avrebbe donato un magnifico palazzo con dentro tutto ciò che avrebbe desiderato il suo cuore. Così infatti successe e sebbene il re fosse piuttosto riluttante nel soddisfare la sua richiesta, Ebrahim ottenne ciò che chiese. Durante il ritorno Ebrahim si ritrovò in un immenso campo senza acqua né piante e decise di provare se davvero quel piedistallo avrebbe funzionato. Lo gettò a terra e d´improvviso comparve un bellissimo ed imponente edificio con tutte le comodità. Ebrahim mangiò e bevve e quando ebbe finito bussarono alla sua porta dei dervisci mendicanti che chiedevano l´elemosina. Ebrahim diede loro cibo e acqua finché uno di loro non gli chiese come aveva fatto ad avere un così bel palazzo nel deserto. Ebrahim spiegò loro la storia e fu così che uno dei dervisci rispose di avere anch´egli un anello fatato dal quale potevano uscire quattro robusti schiavi che ubbidiscono ad ogni ordine ogni volta che viene strofinato. Il mercante gli propose di scambiarlo con la base del narghilè. Dopo vari convincimenti Ebrahim acconsentì allo scambio. Ma quando si ritrovò nuovamente senza niente in mezzo al deserto si pentì amaramente della scelta. Tentò di strofinare l´anello e gli apparvero quattro robusti schiavi. Ordinò loro di mettersi alla ricerca dei dervisci e toglier loro di mano il piedistallo del narghilè. Detto e fatto. In pochi minuti aveva di nuovo il suo piedistallo. Ebrahim continuò la sua strada. Arrivato in una regione molto bella decise di creare nuovamente un bel palazzo. Strofinò l´anello sulla mano e comparvero i quattro schiavi in attesa dei suoi ordini. Un giorno la figlia del re passò di lì e decise di andare a trovare Ebrahim. Ella lo pregò di regalarle l´anello e lui subito acconsentì. Ma una volta uscita dal palazzo Ebrahim si pentì. Fu il fedele gatto questa volta a correre in aiuto di Ebrahim. Il gatto andò nel palazzo del re e si nascose nella camera della principessa. Riuscì a prenderle l´anello e lo riportò ad Ebrahim che ne fu molto felice. Poco tempo dopo il giovane chiese la mano della principessa e divenne così il genero del re. Andò a prendere sua madre per tenerla con sé e per tutto il resto della vita vissero felici e contenti.

Fiaba persiana

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