giovedì 8 aprile 2010

La maledizione di Palazzo Marino

La maledizione di Palazzo Marino

Nel 1500 Il Ducato di Milano aveva una capitale considerata la più ricca d'Italia e faceva gola a molte monarchie straniere. Dopo i francesi, infatti, arrivò la dominazione del ramo spagnolo degli Asburgo che conquistarono il ducato nella battaglia di Pavia (1535) ed entrarono vittoriosi in città sotto le insegne di Carlo V, l'imperatore "sul cui regno non tramonta mai il sole". Negli anni della dominazione spagnola, durata fino al 1713, si erano improvvisati banchieri intraprendenti che fornivano prestiti ingenti ai dominatori stranieri per foraggiare gli eserciti e mantenere alto il tenore di vita dei signori. Fra i banchieri più importanti che servirono gli Spagnoli, compare il nome del conte Tommaso Marino; arrogante e prepotente, grazie al potere del suo denaro, gli sembrava possibile ottenere tutto. Un giorno il conte, mentre camminava altezzoso per il centro della città, vide uscire dalla chiesa di San Fedele una ragazza bellissima. S'informò e venne a sapere che la ragazza si chiamava Ara, figlia di sua Eccellenza Cornaro, patrizio veneziano. Tommaso Marino chiese la mano della bellissima Ara, ma si sentì rispondere con un rifiuto. Il patrizio Veneziano non avrebbe mai concesso in sposa sua figlia a chi non le avesse offerto un alloggio degno dei palazzi della fastosa Venezia. Per questo motivo il banchiere fece costruire un palazzo insuperabile per lusso e splendore, come non se n'erano ancora visti in tutta Milano. Fu così che riuscì a sposare la bellissima Ara. Il Marino volle che la sfarzosa reggia sorgesse dove aveva incontrato per la prima volta la sua amata, di fianco alla chiesa, in Piazza San Fedele. Fu incaricato della costruzione del palazzo l'architetto Galeazzo Alessi e la prima pietra fu posta nel 1558. La tradizione popolare narra che Palazzo Marino crebbe sotto il peso di una maledizione, lanciatagli da un oscuro profeta: "Questa congerie di pietre, innalzata con il frutto di tante rapine, o cadrà in rovina, o sarà rubata da un altro ladrone, o brucerà". Le prime due profezie si avverarono: il palazzo cadde in rovina a causa della vita dispendiosa del Marino, che diede presto fondo all'ingente ricchezza accumulata, perdendo pure la fiducia del Governo e di altri facoltosi clienti; poi venne confiscato dagli Austriaci, che si aggiudicarono il dominio del Ducato di Milano nel 1706, durante la guerra di successione al trono spagnolo. Ora i milanesi attendono con paura l'avverarsi del terzo anatema.

Il mangianomi



Titolo: Il mangianomi
Autore: Giovanni Di Feo
Editore: Salani
Anno di pubblicazione: 2010
Dettagli: p.496


Una terribile minaccia insidia il Ducato di Acquaviva: è il Mangianomi, una creatura misteriosa e inafferrabile che si aggira nel buio rubando a qualunque cosa il proprio nome. In breve tempo uomini, donne, bambini, animali, ma anche torri, foreste e paesi interi vengono ridotti a vuoti gusci irriconoscibili. L'unica speranza per gli abitanti del Ducato è rivolgersi a Magubalik, un giovane e solitario cacciatore dall'abilità leggendaria, perché sconfigga il temibile mostro. Ma il compito si rivelerà arduo persino per lui, e la caccia al Mangianomi si trasformerà da una pericolosa avventura a una discesa agli inferi, in un'odissea alla ricerca di se stesso.

Età di lettura: da 13 anni.

Gedeone il pagliaccio mattacchione



Titolo: Gedeone il pagliaccio mattacchione
Autore: Giovanna Marchegiani
Editore: Raffaello
Anno di pubblicazione: 2010
Dettagli: p. 64


Gedeone vuol presentare, al circo, uno spettacolo fuori del comune: un'orchestra strampalata, due cantanti supervitaminizzati, due ballerini eccezionali. E lui... gran direttore d'orchestra!

Età di lettura: da 6 anni.

martedì 6 aprile 2010

Madre

Madre

Donami ancora un sorriso, madre
Regalami ancora un consiglio, madre
Stringimi ancora la mano, madre
Fai ch’io senta la tua presenza, giovane ti immagini
La tua stanchezza vorrei proteggere
Molti pensieri vorrei tradurre in parole
Non spegnere, madre la fiamma dell’esistenza
Prima che tuo figlio non possa più farne senza.

di Fabio Clerici

L’albero delle lattine



Titolo: L’albero delle lattine
Autore: Anne Tyler
Editore : Guanda
Anno di pubblicazione: 2010
Dettagli: p.266


Quando la piccola Janie Rose Pike muore, a sei anni, per un banale incidente, il microcosmo della lunga casa trifamiliare dal tetto di latta che ospita la sua famiglia, le signorine Potter e i due fratelli Green sembra scombussolato per sempre. Il dolore di ciascuno e il senso di impotenza di fronte alla sofferenza degli altri alterano gli equilibri, riportano a galla vecchie ferite, mettono a nudo paralisi emotive ormai croniche. Ma Simon, il fratello maggiore di Janie Rose, è solo un bambino: ha bisogno di attenzioni, di qualcuno che giochi con lui e lo aiuti a ricordare, a integrare in quel presente desolato gli oggetti, i frammenti di memoria legati alla sorella che – per quanto strano e innaturale – le sopravvivono, si riaffacciano immancabilmente proprio quando, per un momento, si era riusciti a non pensarci. Un particolare rimasto intrappolato per sbaglio in una fotografia, un francobollo italiano, delle lattine appese a un albero spelacchiato che tintinnano al vento... Ed è proprio l’ostinato istinto vitale di Simon, la sua determinazione a cercare una via di fuga, a scuotere gli adulti dal proprio dolore, a ricordare loro che «l’aspetto più coraggioso degli uomini» è che «continuano a voler bene alle creature mortali anche dopo avere scoperto che esiste la morte», e a riunirli in un inatteso festeggiamento corale, tenero e solenne.

Un amore breve

Un amore breve

C’erano una coppia di sposi che si amavano alla follia. Un giorno il marito morì e la moglie rimase sola. Era talmente disperata per la perdita che non smise più di piangere e perse completamente la voglia di vivere.
Giorno e notte la donna pregava nel cimitero presso la cappella del defunto marito. Nei pressi del camposanto era stato allestito da giorni un patibolo, sul quale un uomo, condannato a morte, era stato impiccato. A guardia del patibolo era stato posto un soldato che una sera, visto che pioveva a dirotto, decise di rifugiarsi presso la cappella del cimitero. Terminato il temporale, il soldato udì i singhiozzi della donna, fece luce con un fiammifero e vide la signora sconsolata. Quindi le si avvicinò e la consolò. Ogni tanto, però, il soldaro usciva fuori per controllare l’impiccato. Nel frattempo la donna propose all’uomo di sposarla. Ma, questi, dubbioso dell’amore della vedova, decise di attuare un piano. All’ennesimo controllo del patibolo, il soldato tirò giù il corpo per far credere alla donna un furto. Questa, convinta del misfatto, propose di esumare il corpo del marito, sepolto da poco tempo, e di sostituirlo al cadavere rubato. Il soldato notò subito, però, che al cadavere scomparso mancavano due incisivi, mentre al sostituto no. La donna, allora, prese una pietra e ruppe i due incisivi alla salma del marito. A quella vista la guardia manifestò alla donna la volontà di vivere quanto più possibile lontano da lei: "[…] il tuo uomo è morto e gli rompi anche i denti. A me i denti li romperai tutta la vita. Quindi vivi senza di me […]"


Favola della Lituania

Abbaiare stanca



Titolo: Abbaiare stanca
Autore: Daniel Pennac
Editore: Salani
Anno di pubblicazione: 2006
Dettagli: p.190


"Non sono uno specialista di cani. Solo un amico. Un po' cane anch'io, può darsi. Sono nato nello stesso giorno del mio primo cane. Poi siamo cresciuti insieme. Ma lui è invecchiato prima di me. A undici anni era un vecchietto pieno di reumatismi e di esperienza. Morì. Io piansi. Molto". Ecco cosa dice Daniel Pennac, l'innamorato dei cani. Quando avremo letto la storia del Cane, sapremo non solo tutto sul suo mondo. ma impareremo anche molto su quello degli uomini: come appariamo agli occhi del cane. quanto dobbiamo venir ammaestrati. Da uno scrittore cult, un inno all'amicizia tra uomo e cane, una storia sull'amore, la paura e la voglia di libertà.

Età di lettura: da 10 anni.